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Riaperture delle aziende

Sembra che siano più di 80 mila le aziende che hanno riaperto le attività produttive, in deroga al blocco generalizzato e alla chiusura per l’emergenza epidemica.
Si è venuti inoltre a conoscenza dalla stessa stampa che i settori della produzione che sono ripartiti dopo lo stop e il fermo lavorativo abbiano presentato alle varie Prefetture una sorta di autocertificazione in cui si dichiarava di rientrare nell’ambito delle attività essenziali, oppure di avere lavorazioni e impianti che non si possono bloccare, o ulteriormente di svolgere processi lavorativi e di produzione di altissima importanza strategica.
Secondo un’indagine di un sindacato confederale della fine di marzo (ovviamente in tempi superati), per quanto riguarda le regioni del Nord, le più colpite dall’epidemia, le deroghe sono state 14.279 in Lombardia, 16.000 in Emilia Romagna, 10.600 in Veneto, 4.664 in Piemonte.
A quanto apprendiamo, però, non tutte le attività produttive rientrano nei codici ATECO (identificazione della tipologia di un’attività economica), all’interno dei quali il Governo ha definito in modo chiaro le produzioni essenziali e indispensabili.
Utilizzando in modo immorale e pericolosissimo il cosiddetto Silenzio-assenso, si inviano le richieste di riprendere le produzioni, affermando di essere all’interno delle attuali norme, cioè attività consentite che forniscono beni e servizi alla popolazione”. Se le istituzioni preposte non rispondono negativamente e/o non esprimono un atto di sospensione, la furbizia di tali imprenditori risulta vincente.
È necessario intervenire su tali pratiche che possono essere state pericolose e potranno esserlo ancora di più in futuro, in una fase in cui molti già pensano fin d’ora all’arrestarsi dell’epidemia, cosa per adesso assolutamente non vera.
Dobbiamo pretendere che le leggi e le varie normative sulla sicurezza e sulla salute nel lavoro, vengano assolutamente applicate in modo ferreo.
In caso contrario questa epidemia continuerà a creare nuovi malati e nuovi decessi dentro e fuori le fabbriche, importando ed esportando processi epidemici.

Gabriele Vesco segretario Las Veneto


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